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Omero

Odissea iNTELLiBOOK
Traduzione di Vincenzo Monti

Libro Diciassettesimo [by reading-path Penelope]

Tosto che aperse del mattin la figlia
Con rosea man l'eteree porte al Sole,
Telemaco, d'Ulisse il caro germe,
Che inurbarsi volea, sotto le piante
S'avvinse i bei calzari, e la nodosa
Lancia che in man ben gli s'attava, tolse,
E queste al suo pastor drizzò parole:
«Babbo, a cittade io vo, perché la madre
Véggami, e cessi il doloroso pianto,
Che altramente cessar, credo, non puote.
Tu l'infelice forestier la vita
Guìdavi a mendicar: d'un pan, d'un colmo
Nappo non mancherà chi lo consoli:
Nello stato in ch'io sono, a me non lice
Sostener tutti. Monteranne in ira?
Non farà che il suo male. Io dal mio lato
Parlerò sempre con diletto il vero».
«Amico», disse allora il saggio Ulisse,
«Partire intendo anch'io. Più che ne' campi,
Nella cittade accattar giova: un frusto
Chi vorrà, porgerammi. In più d'etade
Non sono a rimaner presso le stalle,
E obbedire un padron, checché m'imponga.
Tu vanne: a me quest'uom sarà per guida,
Come tu ingiungi, sol che prima il foco
Mi scaldi alquanto, e più s'innalzi il Sole.
Triste, qual vedi, ho vestimenta, e guardia
Prender degg'io dal mattutino freddo,
Che sul cammin che alla città conduce
Ed è, sento, non breve, offender puommi».
Telemaco senz'altro in via si pose,
Mutando i passi con prestezza, e mali
Nella sua mente seminando ai proci.
Come fu giunto al ben fondato albergo,
Portò l'asta, e appoggiolla ad una lunga
Colonna, e in casa, la marmorea soglia
Varcando, penetrò. Primiera il vide
La nutrice Euriclèa, che le polite
Pelli stendea su i varïati seggi,
E a lui diritta, lagrimando, accorse:
Poi tutte gli accorrean l'altre d'Ulisse
Fantesche intorno, e tra le braccia stretto
Su le spalle il baciavano e sul capo.
Frattanto uscìa della secreta stanza,
Pari a Dïana e all'aurea Vener pari,
La prudente Penelope, che al caro
Figlio gettò le man, piangendo, al collo,
E la fronte baciògli ed ambo gli occhi
Stellanti; e non restandosi dal pianto:
«Telemaco», gli disse, «amata...

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